L'ipotiroidismo: nemico invisibile nel Rhodesian Ridgeback

L’ipotiroidismo nel cane: in un determinato momento della vita del nostro Rhodesian Ridgeback, potremmo ravvisare un cambiamento nel suo comportamento e nelle sue abitudini, a volte talmente lieve da risultare impercettibile.

Il nostro amico a quattro zampe, che si è mostrato sempre molto attivo e dall’intelligenza vivace, potrebbe apparire ad un tratto pigro, presentare un aumento di peso repentino e sembrare meno propenso alle manifestazioni di affetto.

Se questi mutamenti si riscontrassero in un cane adulto, li si potrebbe erroneamente scambiare per gli effetti del normale processo di invecchiamento, cui ogni essere umano o animale è destinato; in alcuni casi, però, responsabile di ciò è l’ipotiroidismo, una patologia che talvolta può risultare invisibile ad un occhio poco attento.

L’ipotiroidismo nel cane: di che si tratta?

L’ipotiroidismo è un disordine dovuto nella maggior parte dei casi ad un alterato funzionamento della tiroide, che determina una diminuzione della produzione di ormoni tiroidei e della quota di essi immessa nel circolo sanguigno, comportando una serie di alterazioni a carico del metabolismo.

La tiroide è una ghiandola endocrina che si trova in prossimità della trachea, a livello del collo del nostro cane.

Assume un’importanza notevole nella regolazione del metabolismo, che si esplica attraverso la produzione di L-triiodotironina, detta T3, e di L-Tetraiodotironina, detta anche L-tiroxina o T4.

Questi due ormoni vengono rilasciati quando la ghiandola tiroidea è stimolata dall’ormone tireostimolante o TSH, prodotto a livello dell’ipofisi, un’altra ghiandola endocrina alla base del cranio, che viene a sua volta regolata dall’ipotalamo, posto vicino ad essa, attraverso l’ormone di rilascio della tireotropina o TRH.

Ricapitolando, quindi, l’ipotalamo attraverso il TRH stimola la produzione ed il rilascio da parte dell’ipofisi del TSH, che a sua volta induce la tiroide a secernere T3 e T4; di questi due ormoni, la quota maggiore sarà rappresentata dalla T4, mentre una frazione minore sarà data dalla T3.

Entrambe circolano nel sangue legati a proteine plasmatiche, tra cui la TBG, ossia globulina legante la tiroxina, che ha alta affinità di legame per la T4, meno elevata per la T3. Solo lo 0.04% della T4 e lo 0.4% della T3 circolano liberi nel sangue e, mediante un meccanismo di feedback negativo, agiscono bloccando il rilascio di TRH da parte dell’ipotalamo, inibendo così indirettamente il rilascio di altri ormoni da parte della tiroide, quando quelli in circolo sono già nelle giuste quantità.

Quando i livelli di questi ormoni nel sangue, invece, non sono in quantità sufficiente ed il TSH va, dunque, ad innalzarsi per cercare di stimolare la tiroide a produrne altri senza riuscirci, per cause organiche o funzionali, si instaura una condizione di ipotiroidismo.

Questa malattia metabolica può manifestarsi in tre forme: primaria, secondaria e terziaria, a seconda del fatto che la diminuzione della produzione ormonale dipenda rispettivamente da alterazioni a carico della tiroide stessa, dell’ipofisi o dell’ipotalamo; quest’ultima condizione è molto rara.

L’ipotiroidismo primario è quello di più frequente riscontro nel cane in generale, e nel Rhodesian Ridgeback in particolare.

E’ dovuto solitamente ad un processo degenerativo acquisito, raramente congenito, a carico della tiroide, che causerà il rilievo nella circolazione di una concentrazione di ormoni tiroidei ridotta.

Trovare una diminuita quantità di ormoni in circolo non basta, però, a diagnosticare un quadro di ipotiroidismo, così come non sempre i test utilizzati di routine per la diagnosi danno dei risultati attendibili, in quanto possono essere influenzati da una serie di fattori, come l’assunzione di determinati farmaci.

Una delle difficoltà maggiori che si riscontra nella diagnosi, inoltre, è data dalla presenza di una sintomatologia che tende a variare molto da cane a cane e che in alcuni casi può essere molto sfumata, o quasi del tutto assente.

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Quali sono le principali cause di ipotiroidismo?

Abbiamo già visto come nell’ipotiroidismo si riscontri una produzione non sufficiente di ormoni tiroidei; questa tende a comparire in età adulta nel più del 90% dei cani, mentre solo in una piccola percentuale di casi si riscontra in esemplari di giovane età.

Questo è quanto accade nelle forme congenite, che si manifestano dalla nascita, causando nel cane un’alterazione del normale processo di crescita, che provoca nanismo.

Gli ormoni tiroidei, infatti, sono degli importantissimi fattori di crescita, ma non solo; sono tra i più importanti regolatori del metabolismo basale del nostro cane, controllando in particolare la calorigenesi.

Questo processo consente la sopravvivenza dell’animale anche quando è esposto a climi notevolmente rigidi, garantendone l’omeostasi termica.

L’azione sul metabolismo, tuttavia, si esplica in diverse forme; gli ormoni prodotti dalla tiroide, infatti, influenzano la crescita ed i processi di mineralizzazione ossea, stimolano la sintesi proteica e regolano il metabolismo glucidico e lipidico.

Nella maggior parte dei cani, e anche nel Rhodesian Ridgeback, alla base della condizione di ipotiroidismo che si instaura vi è una progressiva degenerazione della tiroide, causata spesso da un processo infiammatorio sottostante, che va sotto il nome di tiroidite.

La tiroide infiammata subisce un’infiltrazione ad opera di cellule infiammatorie come i linfociti, che interferiscono con l’attività consueta di questa ghiandola.

Solitamente la principale causa della tiroidite è autoimmunitaria, in quanto si riscontrano degli autoanticorpi, gli anti-TG, che vanno ad attaccare e bloccare una componente self, ossia del nostro organismo, la tireoglobulina, proteina che funge da precursore degli ormoni tiroidei.

Questi autoanticorpi, tuttavia, non si rilevano in tutti i cani affetti da ipotiroidismo, ma ci sono in più della metà dei casi.

Vi sono, dunque, anche altre cause meno comuni di ipotiroidismo nel cane; tra queste ricordiamo la condizione in cui l’ipofisi non funziona bene e non va a stimolare sufficientemente la tiroide, il cosiddetto ipotiroidismo centrale, e patologie più rare, come tumori a carico della tiroide.

In alcuni casi le cause di ipotiroidismo restano sconosciute; in tali circostanze si parla di forme idiopatiche. Nella maggior parte dei cani, però, la ghiandola va a degenerare lentamente ed i sintomi iniziano a comparire solo quando più del 70% del tessuto ghiandolare è andato distrutto ed è stato gradualmente rimpiazzato da tessuto cicatriziale, incapace di produrre ormoni.

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Come si manifesta l’ipotirodismo nel Rhodesian Ridgeback e nei cani in generale?

Premettendo che il sospetto di un malfunzionamento della tiroide inizia a profilarsi soprattutto in cani adulti, al di sopra solitamente dei sette/otto anni di età, è importante sottolineare come l’ipotiroidismo sia più frequentemente riscontrato in alcune razze di cani.

Tra queste figurano i Labrador Retriever, i Dobermann, i Cocker, i Boxer, i Setter sia inglesi che irlandesi, i Bassotti, gli Alani, i Golden Retriver e anche il Rhodesian Ridgeback, che non di rado possono soffrire di questa condizione.

Conoscere la sintomatologia che compare nel nostro Rhodesian affetto da ipotiroidismo è fondamentale per sospettare questa patologia, diagnosticarla ed iniziare il prima possibile una cura opportuna.

Il primo importante passo consiste nell’osservare attentamente il nostro amico a quattro zampe, perché ciò ci consentirà di notare quei cambiamenti impercettibili, di cui solo un padrone attento può accorgersi.

Il nostro cane potrebbe, ad esempio, d’un tratto mostrarsi eccessivamente stanco e facilmente affaticabile, pigro come non è mai stato ed il suo aspetto potrebbe apparire non più giovanile come prima.

Potrebbe, inoltre, mettere peso, perdere più pelo o cambiarne la qualità, da forte e lucido a fragile e ruvido, avere la cute più scura e mostrare un’alta tendenza alla recidiva di alcune patologie a carico di cute e orecchio.

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Analizziamo nel dettaglio cosa accade in un cane che soffre di ipotiroisidmo

Poiché ci troviamo dinanzi ad una malattia metabolica, che tende ad essere sintomatica solo nelle fasi avanzate, progressivamente nel cane ipotiroideo si avranno delle alterazioni del metabolismo a carico di diversi compartimenti dell’organismo, che insorgeranno con tempistiche differenti.

A livello metabolico in un cane come il Rhodesian, dalla corporatura muscolosa ed elegante, si potrebbe riscontrare un aumento di peso, con concomitante assenza di variazione o riduzione dell’appetito e l’animale potrebbe apparire scarsamente tollerante al freddo o presentare raramente un abbassamento della temperatura corporea.

A livello cardiovascolare il Rhodesian Ridgeback potrebbe risultare brachicardico, con una riduzione del polso periferico e della gittata e un ECG a bassa tensione; di rado la cute potrebbe essere fredda.

Una delle alterazioni più evidenti riguarda il pelo, che nel cane ipotiroideo risulta rado e ruvido; talvolta si ha comparsa di alopecia a carico del tronco, che non è però pruriginosa.

La cute, inoltre, a causa del mixedema, una condizione patologica provocata dall’ipotiroidismo, risulterebbe ispessita, per l’accumulo di mucopolisaccaridi a livello connettivale.

Il nostro cane, inoltre, solitamente amante dell’attività fisica e molto agile, potrebbe mostrarsi letargico, con sonnolenza persistente e potrebbe avere un passo irrigidito, più raramente claudicante.

Le principali manifestazioni dell’ipotiroidismo nei Rhodesian Ridegback cucciolo, che spingono a consultare un veterinario, sono proprio la letargia e la scarsa propensione al movimento, l’aumento di peso, la minore tolleranza al freddo, ma soprattutto le alterazioni di pelo e cute, che sono le più manifeste, provocando oltre alla già citata alopecia, anche una maggiore accentuazione delle pieghe della cute, faccia gonfia a causa dell’edema e iperpigmentazione cutanea.

La sintomatologia equivoca che compare inizialmente è la principale causa dei casi di ipotiroidismo non diagnosticati o mal diagnosticati.

Talvolta l’esordio è molto sfumato e le manifestazioni sono differenti da cane a cane, al punto da non poter esser sempre facile ricondurle all’ipotiroidismo.

In alcuni casi queste sono comuni ad altri quadri patologici e ciò può creare ulteriore confusione.

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Come si diagnostica l’ipotiroidismo canino?

Il primo passo da compiere per capire se il nostro Rhodesian Ridgeback soffre di ipotiroidismo è sottoporlo ad una visita veterinaria, durante la quale verranno prescritte le analisi necessarie per effettuare una diagnosi certa.

Nell’ipotiroidismo la poca specificità dei sintomi di esordio fa sì che sia fondamentale andare ad escludere altre patologie di cui il cane può soffrire.

Può aiutarci in ciò anche un semplice esame emocromocitometrico, maggiormente noto come esame del sangue.

Questo va ad evidenziare, ad esempio, la presenza di una condizione anemica, di una ipertrigliceridemia o di una ipercolesterolemia, entrambe potenzialmente presenti in cani ipotiroidei.

Un altro esame routinario che torna utile è quello delle urine, che elimina il sospetto verso altre malattie, potenzialmente in grado di creare confusione.

Dopo gli esami generici, che ci aiutano a delineare un quadro iniziale, è bene passare agli esami specifici per la tiroide, che mirano a quantificare gli ormoni da essa elaborati e secreti nella circolazione.

Gli ormoni tiroidei circolano nel sangue, come già visto prima, sotto forma di T3 e T4, legate a proteine di trasporto, e fT3 e fT4, che sono libere.

Andranno dosati, dunque T3, T4 e TSH, che consentiranno di delineare un profilo di funzionamento della tiroide del nostro cane; il costo di questi esami solitamente non supera i 50 euro.

Un valore molto importante da dosare è il TT4. Per TT4 si intende la somma della T4 legata e della T4 libera, quindi la T4 totale, la cui quantità nel sangue, però, potrebbe risultare non attendibile nelle misurazioni, per il riscontro in alcuni cani di autoanticorpi che vanno a legare la T4; questi sono lo specchio di una condizione autoimmunitaria, tipica, come detto prima, di alcune forme di ipotiroidismo.

In alcuni casi la TT4 potrebbe risultare elevata nelle misurazioni, se queste venissero effettuate dopo che il cane si è cibato di visceri di scarto crudi, che possono comprendere trachea e frammenti di tessuto tiroideo annessi.

La TT4, dunque, non può essere sempre considerata un parametro attendibile, anche perché ci sono patologie non a carico della tiroide in cui se ne riscontra una diminuzione, come insufficienza renale, stati infiammatori, insufficienza epatica, diabete mellito, sindrome di Cushing e così via.

Alcuni farmaci, come glucocorticoidi, diuretici, sulfamidici, inoltre, possono causare questa alterazione. Per tali motivi si preferisce ricorrere a test che vanno a dosare la fT4 mediante vari metodi, tra cui la chemiluminescenza, o CLIA, oppure la misurazione della fT4d, dove d sta per dialitica, che rispetto alla CLIA dà valori più attendibili.

Un’altra metodica utile per capire se siamo in presenza di un ipotiroidismo canino primario o secondario, cioè causato da un cattivo funzionamento della tiroide o dell’ipofisi, è il test di stimolo con TSH, ormone ipofisario che induce la tiroide a produrre gli ormoni tiroidei, innalzandosi quando i livelli di questi nel sangue sono bassi ed abbassandosi quando invece sono alti.

Questo test consiste nella somministrazione di TSH in dosaggio elevato, misurando dopo 6 ore i livelli di T4. Se questi si innalzano vuol dire generalmente che la tiroide funziona bene ed è potenzialmente in grado di produrre gli ormoni tiroidei, quindi il problema era a carico dell’ipofisi, che non produceva una quantità di TSH sufficiente; in caso contrario l’alterazione è chiaramente a carico della tiroide.

Il limite di questo test è principalmente nel costo, in quanto il TSH da iniettare è caro e non è facile da reperire; inoltre non è un test eseguito di routine in tutti i centri di analisi, data la non semplicità di esecuzione.

In ogni caso, i valori di ormoni tiroidei misurati andranno confrontati con dei valori di riferimento, che sono quelli che ci si aspetta di trovare in un cane sano. E’ fondamentale che l’intervallo di valori di riferimento sia scelto in base alla razza del cane, che fa la differenza.

I cani da slitta, ad esempio tendono ad avere valori più bassi di T4 e TT4, mentre i cani di taglia piccola presentano di solito livelli di TT4 più elevati, e così via.

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Come si cura l’ipotiroidismo nel cane?

Il cane a cui è stata fatta una diagnosi di ipotiroidismo va curato per tutta la durata della sua vita con farmaci per os (sospensione orale), in forma liquida o in compresse, che vanno a sostituire gli ormoni tiroidei, impiegando dosi molto maggiori rispetto all’essere umano, in quanto sono assorbiti di meno dall’intestino canino, e facendo attenzione alle altre malattie di cui il cane può soffrire.

Tra i principali farmaci utilizzati c’è la Levotiroxina, un farmaco usato anche dall’uomo, noto come Eutirox, che i cani di taglia grande possono assumere ad alto dosaggio sotto forma di compresse.

Per uso esclusivamente veterinario c’è poi anche il Leventa, assunto per via orale, che ha come punto forte il fatto che possa essere ingerito con maggiore facilità, data la formulazione liquida, circa due o tre ore prima del pasto.

Solitamente per entrambi i farmaci gli effetti del trattamento sono quasi immediati; si riscontra, infatti, un repentino miglioramento del quadro sintomatologico dopo poche settimane di cura, ad eccezione del quadro cutaneo, che richiede più tempo per tornare alla normalità.

Nonostante il cane quasi da subito tenda a stare meglio, è bene sottoporre il nostro Rhodesian Ridgeback a visite di controllo ogni 6/8 settimane nei 6 mesi successivi all’inizio del trattamento, in cui si cercherà soprattutto di capire se la dose farmacologica scelta sia la più opportuna e se riesca a tenere a bada la sintomatologia, riducendo al minimo gli effetti collaterali. Dopo questa prima fase le visite avvengono solitamente a cadenza semestrale.

A scopo preventivo, inoltre, anche nel cane sano adulto è consigliata l’effettuazione dei controlli di routine almeno due volte all’anno, andando a delineare il profilo tiroideo, i parametri lipidici ed epatici.

Questo piccolo accorgimento ci consentirà di identificare l’ipotiroidismo in una fase precoce, migliorando notevolmente la qualità di vita del nostro Rhodesian Ridgeback.

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Cosa deve mangiare un cane ipotiroideo?

Molti specialisti ritengono che ci sia una correlazione tra l’ipotiroidismo e l’alimentazione, in quanto pare che una dieta non bilanciata possa contribuire all’instaurarsi di un quadro infiammatorio a carico della tiroide.

Per questo motivo è consigliata a fini preventivi un’alimentazione che mira ad eliminare alimenti complessi, prediligendo carne bianca bollita e verdure.

Questi consigli dietetici diventano tassativi in un cane francamente ipotiroideo, che deve condurre una dieta sana e priva di grassi, da cui gli avanzi della nostra tavola andranno categoricamente banditi.

Abbiamo, dunque, due possibilità: ricorrere ad un pasto casalingo con carne bianca, verdure e riso come fonte di carboidrati, cucinati senza condimenti, oppure acquistare dei croccantini specifici per la patologia in questione, in cui però bisognerà controllare la quantità di sale presente, che non deve essere eccessiva.

Con piccoli accorgimenti, quindi, ed una terapia studiata appositamente per il nostro cane, è possibile sconfiggere questa insidiosa patologia, che condannerebbe il Rhodesian Ridgeback ad invecchiare precocemente, vedendo mortificate le sue innumerevoli qualità da un nemico talvolta invisibile.

Infine vogliamo sottolineare come sia importante fare la scelta giusta e acquistare un cucciolo solo da allevamenti di Rhodesian professionali con tutte le certificazioni sulla salute dei genitori.

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