Come creare un buon rapporto tra noi e il nostro Rhodesian Ridgeback

L'importanza dell'alimentazione nel Rhodesian Ridgeback

Qual’è il padrone ideale di un Rhodesian Ridgeback?

Innanzitutto, visto il tipo di cane, deve essere una persona pacata e che agisce con fermezza. Deve inoltre avere le classiche doti del “capobranco” e quindi essere una persona equilibrata, mai nervosa e MAI violenta, decisa, coerente in ogni circostanza. Facilissimo a dirsi (ognuno di noi, solitamente, pensa di avere queste qualità!), un p0′ meno facile da verificarsi all’atto pratico. Premesso tutto questo, ricordiamoci che per instaurare un bellissimo rapporto con il nostro Rhodesian Ridgeback bisogna soprattutto… fargli capire che noi siamo più intelligenti di lui. In natura tutto l’apprendimento (caccia, lotta, difesa del territorio) viene insegnato ai cuccioli dai soggetti del branco più scaltri e intelligenti. Attenzione, quindi, il padrone di un Rhodesian Ridgeback, deve sforzarsi di capire il suo linguaggio, di interpretare i suoi segnali, in due parole di “pensare da cane”!
L’esempio che abbiamo fatto parlando del cucciolo che si rifiuta di sporcare in giro e “porta” la pipì a casa, può adattarsi a mille altre situazioni in cui il cane si comporta in modo apparentemente illogico agl’occhi del padrone. Ma dal suo punto di vista una logica c’è sempre. Per capirla noi umani dobbiamo cercare di entrare nella mente e soprattutto nella “mentalità” del cane: questo non è certamente facile e spesso, di fronte a certi comportamenti, restano perplessi anche i più grandi studiosi di comportamento canino, a tal poposito puoi leggere il nostro articolo sulla stimolazione mentale del Rhodesian Ridgeback.. Un infarinatura di psicologia canina e etologia può essere veramente utilissima per chiarire “strani” atteggiamenti e manifestazioni canine che potrebbero sembrare assurde, quando in realtà sono del tutto sensate.

Il Rhodesian Ridgeback “che fa i dispetti”

 
Molti padroni di Rhodesian Ridgeback, specie se vivono con il cane sempre in casa, fanno rimarcare (tra il divertito e…il disperato!) il  fatto che il loro amico faccia “dispetti” quando si sente trascurato, quando è stato accusato ingiustamente e cosi via. Ma questa è una capacità che manca completamente alla mente canina. Il cane non è in grado di pensare “mi hai fatto questo? E allora adesso ti faccio vedere io cosa ti combino!”. Il concetto di “ripicca” o “vendetta” gli è completamente estraneo. A dire il vero il cane non possiede neppure un senso morale, e quindi non è in grado di sapere che cos’è “bene” e cos’è “male” da un punto di vista etico. E se anche lo sapesse, potrebbe seguire al massimo un’etica “canina”, ma non certo umana!. Quello che accade in realtà, quando sembra che il cane faccia dispetti, è che il cane reagisce a una situazione di scontento, di stress o di tristezza. E siccome il cane ha solo tre modi per reagire allo stress (sporcare, abbaiare o usare la bocca), ecco che si verificheranno situazioni come “l’abbiamo lasciato solo in casa, e lui ha fatto la pipì sul tappeto!”, oppure “l’ho sgridato perchè ho trovato un vaso rotto, e solo più tardi ho capito che era stato il gatto: per questo lui si è mangiato la fodera del divano!”.
Questo errore di valutazione, che si chiama “antropormorfizzazione” del cane (ovvero “attribuire al cane sentimenti umani”) può portare conseguenze gravi: perchè il padrone, sentendosi vittima di una ripicca, potrebbe essere portato a punire il cane, che invece ha agito in una situazione di stress. L’ovvia conseguenza è che sull’animale si accumula altro stress dovuto alla punizione, che il cane dovrà sfogare in qualche modo…e così via, in una spirale infinita che manda molti padroni sull’orlo dell’esaurimento nervoso. La cosa corretta da fare, quando il cane improvvisamente manifesta un comportamento inusuale e sgradito, e cercare invece di comprenderne le cause, eliminandole al più presto.  In questo modo non si manifesterà più nemmeno il comportamento sgradito, senza traumi e senza sciocche “criminilizzazioni” del cane. Cerchiamo di capire il concetto attraverso un esempio pratico.
Prendiamo un cucciolo che viene lasciato in casa da solo, e che si sente spaventato o stressato: per reagire ai segnali di ansia che arrivano al suo organismo, lui cercherà istintivamente di trovare un “sedativo” che lo faccia sentire meglio. Trattandosi di un Rhodesian Ridgeback, sarà molto difficile che si sfoghi abbaiando (questa razza non è molto orientata vocalmente, perchè è la versione domestica di un predatore: e i predatori non vanno in giro facendo una gran confusione che metterebbe in allarme le prede), non è neanche troppo frequente che urini, anche se può succedere, perchè il Rhodesian Ridgeback in un certo quel modo è “abituato” a sentire una pressione interna. E questa pressione per lui va sfogata con l’attività fisica. Un cucciolo o un cucciolone di Rhodesian Ridgeback si “sentiranno meglio” dopo aver corso in giro per l’appartamento, visto che stiamo parlando di cani che vivono in casa, e se questo non basta, si sfogheranno mordicchiando tutto ciò che è alla sua portata di bocca. Il padrone rientrando a casa, troverà quindi un vero e proprio “campo di battaglia” in mezzo al quale siederà trionfalmente il cucciolo, con un bel “sorriso” sul muso: lui infatti non sa di aver fatto un casino allucinante, ed è semplicemente felice di rivederci. Purtroppo il padrone non è altrettanto felice: anzi, è furibondo. Sgrida il cane, urla, forse lo picchia  Ed è proprio da qui che parte l’apparente “consapevolezza dei dispetti fatti”: La volta successiva in cui il cucciolo si trova da solo, infatti si ripresenterà la stessa situazione, stress, solitudine, paura, neccessità di sfogarsi con relativi danni in casa. Tutto come l’altra volta, con la differenza che la scorsa volta il nostro arrivo a casa aveva significato per lui “fine dello stress, dell’ansia e grande felicità per il nostro rientro”…mentre stavolta il cucciolo vedendo rientrarci ricorderà che l’ultima volta questo rientro non era stato festoso ma triste.
Quindi il cane, che non è scemo, starà sulle sue per cercare di capire che aria tira, ma purtroppo il padrone trovando nuovamente un disastro, reagirà in modo ancora più violento!. La volta dopo il cucciolo non avrà più dubbi: “quando torna a casa il padrone va fuori di testa e inspiegabilmente urla e picchia”. Quindi lo aspetterà con le orecchie basse, la coda in mezzo alle gambe, e l’aria rassegnata di chi aspetta il rimprovero: tutti atteggiamenti che il padrone scambia per “senso di colpa”. La perdita di fiducia nel padrone che consegue a questo concatenarsi di eventi indurrà nel cane uno stress sempre maggiore che il cane…avrà sempre più bisogno di sfogare. E il risultato finale con un Rhodesian Ridgeback è la totale perdita di fiducia e stima nei nostri confronti.

Qual’è invece la strada giusta da seguire?

Innanzitutto convincersi che quello che avete letto fin qui è vero: quindi la prima volta che trovate disastri in casa, osservate bene l’atteggiamento del cucciolo…e prendete atto che non ha affatto l’aria colpevole, perchè non sa di aver fatto danni. A questo punto è evidente che la punizione non avrebbe senso: come si fa a punire qualcuno che non sa di aver commesso un misfatto? Quindi salutate il cucciolo come sempre, rassegnatevi a rimediare ai danni… e preoccupatevi di capire cosa ha indotto il cucciolo a comportarsi cosi, correndo ai ripari ed eliminando la causa del comportamento distruttivo (o della pipì in casa, o di altre manifestazioni anomale).
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