L’imprinting nel Rhodesian Ridgeback: un po’ di etologia

I comportamenti del cane cambiano a seconda dell’interlocutore. Tra due Rhodesian Ridgeback, anche quando entrano in conflitto, raramente si arriverà a uno scontro mortale, perchè aggressività e combattività intraspecifiche vengono “ritualizzate”. Chi si ritiene più forte dell’altro assumerà atteggiamenti più dominanti (zampe rigide, sguardo fisso, coda alta, orecchie in attenzione, ecc…) che spesso bastano da soli a intimorire l’avversario e a fargli assumere atteggiamenti sottomessi (distogliere lo sguardo, piegarsi sulle zampe, mettere la coda tra le zampe, abbassare le orecchie, etc).

Se non bastassero i primi segnali visivi, si arriverà alla zuffa: e qui , quando uno dei due decide di arrendersi, basta che si lasci cadere a pancia all’aria nel massimo segnale di sottomissione passiva. L’altro Rhodesian Ridgeback non infierirà mai su di lui, perchè ha “vinto” la battaglia e l’altro lo riconosce come capo. Come sappiamo i nostri Rhodesian Ridgeback essendo cani sono ancora “lupi” nel 90% del suo corredo genetico: segue le stesse leggi e ha gli stessi schemi comportamentali.

Quindi come può l’uomo, “animale estraneo e appartenente a una specie diversa”, interagire con un Rhodesian Ridgeback senza essere considerato da lui una nullità? Molto semplice: l’uomo “imbroglia” il cane, facendogli credere che noi apparteniamo alla sua stessa specie. Questa vera e propria “truffa” avviene attraverso un processo che in etologia viene definito “imprintng”.

L’imprinting nei cuccioli di Rhodesian Ridgeback

L’etologo austriaco Konrad Lorenz scoprì l’imprinting osservando le oche. Esso si rese conto che i pulcini appena nati consideravano “mamma” il primo essere animato che vedevano sbucando dall’uovo: se questo era un’oca, capivano di essere oche…ma se vedevano un uomo si credevano uomini.

Le fotografie di Lorenz seguito da una lunga fila di ochette convinte che lui fosse la loro mamma ha fatto il giro del mondo: ma l’imprinting non è proprio degli uccelli. Lo stesso avviene nei nostri Rhodesian Ridgeback (e in una certa misura anche nell’uomo).

Konrad Lorenz imprinting

Konrad Lorenz con le sue oche

La differenza tra l’imprinting “ochesco” e quello canino sta nel fatto che il primo è irreversibile, perchè gli uccelli sono animali a orientamento prevalentemente visivo. Non potendo osservare se stessi, essi non hanno il modo di distinguere l’oggetto del loro imprinting della loro stessa specie. Quindi un ochetta convinta di essere umana rimarrà tale per tutta la vita.

Il caso del nostro Rhodesian Ridgeback è diverso, perchè il cane è un animale a orientamento olfattivo, ed è perfettamente in grado di annusare se stesso e i suoi conspecifici. Questo significa che attraverso l’imprinting (che si dà facendosi vedere, annusare e toccare dai cuccioli NON alla nascita, quando sono ancora ciechi e sordi, ma a partire dalla terza settimana di vita, quando iniziano a rapportarsi col mondo) i cuccioli si convincono di appartenere alla stessa specie dell’uomo: ma quando incontreranno un cane, presto o tardi che sia, si renderanno conto che questi ha il loro stesso odore, e che quindi appartiene alla loro specie.

Al contrario i cuccioli di Rhodesian Ridgeback che non sono stati imprintati sull’uomo all’età giusta (dalle tre alle otto settimane) non potranno esserlo mai più: infatti l’uomo non ha lo stesso odore del cane, e non potrà mai essere riconosciuto olfattivamente come un proprio simile. Risultato: un cucciolo di Rhodesian Ridgeback imprintato solo sui cani (mamma, papà e fratellini), che non abbia contatti completi con le persone nel periodo canonico, non riconoscerà mai gli esseri umani come conspecifici e li vedrà come “animali estranei al branco e alla specie” (leggi anche > L’importanza del branco per il cucciolo di Rhodesian Ridgeback). Quindi potrà temerli quando entrano nel suo territorio, e ignorarli quando ne restano fuori: ma non potrà mai avere con loro alcun rapporto di collaborazione o amicizia.

L’imprinting ai nostri cuccioli di Rhodesian Ridgeback va dato al momento giusto e nel modo giusto: ossia, non deve essere una sola persona a interagire con i cuccioli, ma più persone, possibilmente di sesso diverso (meglio se ci sono anche dei bambini (leggi anche > Rhodesian Ridgeback e bambini)); non bisogna limitarsi a farsi “vedere” (la vista per un Rhodesian Ridgeback è un senso secondario), bisogna farsi soprattutto annusare; bisogna manipolare i cuccioli, accarezzarli, toccarli, giocare con loro, ma NON spaventarli in alcun modo.

Il periodo dell’imprinting si sovrappone in parte al periodo “dell’impronta alla paura“, nel quale qualsiasi evento traumatico può restare impresso per tutta la vita. Se l’evento traumatico (anche accidentale) viene legato all’immagine dell’uomo, avremo creato immancabilmente un Rhodesian Ridgeback diffidente e/o pauroso.

Attenzione: il fatto che la fase dell’imprinting sia stata localizzata nel periodo che va dalle tre alle sette settimane non autorizza a pensare: “faccio un po’ di coccole ai cuccioli dai venti ai venticinque giorni, e i giochi sono fatti“. Non è proprio così: un imprinting completo e duraturo dura cinque settimane, dal primo all’ultimo giorno.

La socializzazione del Rhodesian Ridgeback

Alla fase dell’imprinting, in natura, segue quella della socializzazione, che si svolge dall’ottava alla sedicesima settimana di vita. In questo periodo il cucciolo va portato a conoscere gl’altri cani (altrimenti diventerà un adulto pauroso, schivo) e un numero più congruo possibile di persone (altrimenti diventerà un adulto diffidente verso la gente). Una buona socializzazione può rimediare in parte agli errori commessi in fase di imprinting (ma non rimedierà mai al mancato imprinting): una socializzazione incompleta o addirittura nulla, al contrario, può portare a grossi problemi di timidezza. Socializzare un cucciolo di Rhodesian Ridgeback significa abituarlo (graduatamente) all’incontro con persone sempre diverse e di diverse età, sesso, modo di vestire, di muoversi, ecc…

Fondamentale in questa fase , la presenza di bambini, che altrimenti potrebbero non essere identificati “piccoli uomini” ma come “piccole prede” da inseguire. Il Rhodesian Ridgeback non è certamente un cane aggressivo, e di solito “sopporta” bene anche i bambini: ma in caso di mancata socializzazione, avendo un istinto predatorio molto spiccato potrebbe causare qualche spavento a bambini  e relativi genitori. Un cucciolo di Rhodesian Ridgeback ben imprintato e socializzato si trasforma sempre in un adulto socievole, desideroso di compiacere il padrone, paziente con i bambini e amichevole con gli estranei. Per questi motivi è assolutamente indispensabile acquistare SOLO cuccioli che abbiano ricevuto un buon imprinting dall’allevatore…e proseguire poi con la socializzazione, che spetta quasi interamente al nuovo padrone. A tal proposito, ti consigliamo di leggere il nostro articolo su Come scegliere il cucciolo di Rhodesian Ridgeback. Qui di seguito ci occuperemo di tutto ciò che succede dal momento in cui il piccolo Rhodesian Ridgeback varca trionfalmente la porta di casa nostra.

Arriva il cucciolo

L’arrivo di un nuovo cane porta grande scompiglio in casa, specialmente se vi sono bambini: quindi…regola numero uno “mettete il guinzaglio” ai cuccioli a due zampe! Meglio non arrivare con un cucciolo “a sorpresa” nè far trovare cuccioli portati da Babbo Natale: i bambini devono essere preparati e responsabilizzati, in modo che evitino al cane i traumi da urli di gioia, da un eccesso di coccole e soprattutto da “dallo a me!” “No, lo voglio io!” (quando i bambini sono più di uno), col cucciolo in mezzo che si sente un cristiano squartato dai cavalli nell’arena. Di fondamentale importanza insegnare ai bambini a non fare baccano quando il cucciolo dorme, a non tirargli le orecchie e di non trascinarlo in giro per casa, in quanto il nostro cucciolo di Rhodesian Ridgeback nel momento dell’arrivo a casa, è un soggetto fragile e indifeso.

Per quanto riguarda gli adulti, la prima cosa da mettersi bene in testa è che questo NON è un bambino e che non andrà mai trattato come tale: fin dal suo ingresso in casa il cucciolo dovrà sapere che esistono regole e tabù ben precisi. Il permissivismo è deleterio,  specie con un Rhodesian Ridgeback che ha due gravissimi “difetti”: è un cane molto sicuro di se, autoritario e molto molto intelligente, quindi capace di…studiarsele di notte per combinarle di giorno.

Assolutamente vietato lasciar fare al cucciolo tutto quello che gli pare, perchè “poverino, è cosi piccolo!”. Un cucciolo di due o tre mesi equivale all’incirca a un bambino di 5-7 anni, quindi capisce eccome. Soprattutto capisce che se nessuno lo sgrida mai, se nessuno pone regole precise e se gli si lascia massima libertà di azione…lui potrà divertirsi moltissimo rosicchiando i mobili, attaccando i tappeti o torturare i cuscini del divano.

Fin dal momento in cui il cucciolo entra in casa, dunque, è importante seguire le seguenti regolette:

  1. Lasciargli prendere confidenza con il nuovo ambiente senza stressarlo (neppure con abbracci e carezze). Lasciamolo annusare, ispezionare, “scoprire”, senza intervenire, a meno che non faccia cose proibite. Se sporca, per stavolta non diciamogli niente, ma puliamo senza farci vedere da lui e subito dopo passiamo un neutralizzatore di odori;
  2. Se il nostro cucciolo di Rhodesian Ridgeback viene presso di noi, facciamogli pure una carezza e parliamogli in tono calmo e gentile: poi lasciamolo ripartire per i suoi giri di esplorazione. Non precipitiamoci a prenderlo subito in braccio;
  3. Se il nostro cucciolo di Rhodesian Ridgeback fa cose tipo mordicchiare il tappeto, cercare di salire sul divano o rosicchiare i fili elettrici, diamogli subito un secco “NO”!: e siccome non conosce ancora il significato di queste parole, distraiamo anche la sua attenzione con un rumore (per esempio scuotere una lattina piena di monete) e/o un invito al gioco. Quello che sarà proibito domani, dovrà essere proibito fin dal primo minuto: l’unica manchevolezza sulla quale non dobbiamo intervenire al primo impatto è la pipì, perchè liberare la vescica è un normale atto di risposta allo stress indotto dal nuovo ambiente. L’educazione alla pulizia casalinga inizierà il giorno dopo, ma la correzione degli altri errori deve iniziare subito. E’ importante chiarire subuto la differenza tra comportamenti proibiti solo in un certo momento e comportamenti proibiti in assoluto: si può dissuadere il cucciolo con ordini diversi (per esempio “NO” nel primo caso e “MAI” nel secondo);
  4. Quando il nostro cucciolo di Rhodesian Ridgeback da segli di stanchezza, indichiamogli il posto che abbiamo preparato per il suo riposo e non disturbiamolo più. Al suo risveglio continuiamo a comportarci come abbiamo visto sopra;
  5. Diamogli da mangiare e da bere solo dopo che si è risvegliato, a meno che non abbia compiuto un lungo viaggio. Se ha percorso molti chilometri possiamo dargli subito da bere: per il cibo è sempre meglio aspettare che si sia adattato bene all’ambiente. Subito dopo che ha mangiato e bevuto, portiamolo nel posto che avremo adibito per i suoi “bisogni”.
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